Bollettino informativo sulle arti marziali, gli sport da combattimento, la filosofia e cultura orientale
Completamente GRATIS

[ Home ] [Chi Siamo] [Uno di Noi] [Rubriche] [Archivio] [Palestre Arti Marziali]

  [Video] [Eventi] [Contatti] [Forum] [Faq] [Site Map]

Ultimo aggiornamento  30/11/2008

Arti Marziali
Kung Fu
Wu Shu
Karate
Ju Jutsu
Judo
Tae Kwon Do
Muay Thai
Aikido
Ninjutsu
 

 

 
 
 

Rubrica Cultura Orientale Yoga

In questa sezione sono presenti gli articoli apparsi su S.T.A.M. Magazine, nella sezione Yoga - Cultura Orientale, scritti dal nostro Collaboratore M° Amadio Bianchi, per maggiori approfondimenti contattare il M° A. Bianchi o visitare il link: http://www.cysurya.milano.it

Yoga - Guarire Lavorando
Yoga - Relazione tra la Memoria e la Salute
Cos'è Lo Yoga
Yoga per la Gravidanza


Yoga - Guarire Lavorando - Dicembre 2008

Il tempo e l'energia che quotidianamente impieghiamo nel lavoro ha, nella vita moderna, raggiunto un'ampia misura al punto che verso questa direzione spendiamo quasi tutto il tempo che il Creatore ci ha messo a disposizione. La situazione mi sembra angosciosa... In qualche caso è bene rivedere il proprio rapporto con questo aspetto della vita.
Mi viene da sorridere quando sento parlare di conquiste sociali. Abbiamo ottenuto una bella schiavitù se dobbiamo impiegare mediamente, fra spostamenti e lavoro vero e proprio, circa dodici ore della nostra giornata. Calcolando poi, che altre tre ore vengono suddivise tra il mangiare, vestirsi, lavarsi e altre faccende e che un'ora e mezza di media viene impiegata per vedere la televisione, infine sette o otto ore per dormire, ciò che rimane da dedicare allo scopo più importante della vita, cioè capire cosa siamo venuti al mondo a fare o scoprire che abbiamo anche una vita interiore è di circa una mezz'oretta. Se questa mezz'ora poi la utilizziamo diversamente è certo che da vecchi saremo solo "vecchi" anzichè essere saggi. Non dico altro.
Dal momento che mi occupo di benessere psicofisico e non potendo da solo, per il momento, cambiare le cose, ritengo oggi più che mai importante cercare, nell'atteggiamento interiore verso il lavoro, la soluzione di tanti problemi esistenziali. Un comportamento sbagliato nell'attività, fa affiorare differenti disturbi (il più comune è lo stress).
Vediamo di capire cosa succede. Dentro di noi si alterna una opposta dualità di intenti: ad esempio una parte di noi vuol fare l'azione, l'altra si oppone. Due forze contrapposte convivono e devono essere comprese, educate e ben finalizzate.
In generale ci stressiamo perché siamo nell'azione con resistenza. Significa che fare malvolentieri una cosa è nocivo per la salute e a lungo andare fa insorgere la malattia. Bisogna pertanto capire, come prima cosa, se siamo al posto giusto nel momento giusto e poi "lavorare" sulle resistenze perché dentro di noi non ci sia la guerra... e la guerra come si sa ha un prezzo. Se faccio l'impiegato delle poste ma svolgo malvolentieri il mio lavoro, finirò per ammalarmi, perché l'energia che già consumo nella lotta interiore mi uccide prima ancora che la mia azione sia in atto.

tempo per costruire buone relazioni con chi vi lavora accanto. Credetemi ne vale la pena.
Per alcuni anni ho insegnato yoga in alcune vallate in Italia e in Svizzera. Posti stupendi, in essi anche solo per il clima e la bellezza naturale la gente dovrebbe vivere in uno stato di estasi. Invece non è così. Molti dei miei allievi lamentavano disturbi causati da stress comportamentale. Una volta per dare loro una lezione, che non sono sicuro abbiano compreso neanche adesso, li ho invitati ad una giornata sugli sci. In queste vallate sciare è paragonabile al Luna Park per i ragazzi.

Facciamo yoga e neve

dissi, ed alcuni aderirono prontamente all'iniziativa. In particolare un soggetto che si presentava alle lezioni di yoga accusando costantemente sproporzionata stanchezza causata dal lavoro.
Iniziammo a sciare al mattino presto, appena gli impianti di risalita aprirono i battenti. Sono anch'io nativo di quelle parti per cui non mi manca l'abilità sugli sci.
Avendo intenzione di dare loro una lezione di vita, in particolare al soggetto che sempre soffriva di stanchezza cronica, "tirai" forte tutta la mattina. Su e giù, non so quanti chilometri facemmo e quanta energia spendemmo anche solo di mattina. Permisi loro di consumare un pasto frugale e ripresi, ancora avanti per tutto il pomeriggio. Alle 16 ci sedemmo al bar del "Fungo" per prendere tutti insieme una cioccolata. Eravamo stanchissimi ma irradiavamo soddisfazione e felicità come non mai. Il soggetto stressato stava seduto davanti a me:

non hai mai speso così tanta energia in una giornata di lavoro?

gli chiesi e la risposta era ovvia.

chiediti perché oggi sei stanco ma felice

soggiunsi

il tuo atteggiamento psicologico nei confronti dello sci è diverso rispetto a quando vai a lavorare. Riesci a capire perché oggi sei stanco ma felice? Non realizzi che essere o non essere felice anche sul lavoro dipende solo da te e dal tuo atteggiamento interiore?

Prima di tutto, nella vita, ci si domanda se si è nel posto giusto e se si decide che lo si è, perché veramente si è al posto giusto, oppure al momento si devono accettare le cose come sono perché non si dispone di altre alternative, bisogna lasciarsi andare.
Si impara a lavorare sulle resistenze interiori come fanno i grandi campioni, i quali, quando hanno completato il potenziamento dei muscoli che servono all'azione, iniziano a lavorare sugli antagonisti o muscoli che si oppongono all'azione educandoli nel modo adeguato. È così che viene completata una preparazione ad alto livello sia sul piano fisico sia psicologico. Si sa, la manifestazione nella sua espressione è duale. Anche fisicamente nella gamba ci sono i muscoli che agiscono e quelli che si oppongono. È tra questi due opposti che la natura ricerca l'equilibrio e l'armonia per la vittoria del giusto. Nell'uomo, ciò vale sia sul piano fisico ma ancor più su quello quello psicologico.
Se gli opposti che vivono in noi già ci consumano tutta l'energia nella lotta interiore prima che giungiamo all'azione siamo stanchi ancor prima di iniziare...

È questo che devi comprendere

continuai

se vuoi guarire del tuo stress cronico

Quella fu una importante lezione, ma come vi dicevo all'inizio di questo scritto, intuire che il tempo impiegato da ognuno nel lavoro è davvero tanto, che non ci si può astenere dall'agire in quanto la manifestazione stessa è un azione, e per conseguenza si deve predisporre bene lo spazio dove si opera, curando la relazione con se stessi e poi con gli altri, è determinante e può cambiare la qualità della vostra vita.
Bisogna infine essere vigili anche verso i danni causati dal mettersi al servizio esclusivo del proprio ego. Ciò può originare emozioni negative e distruttive. Meglio sicuramente sarebbe vivere con consapevolezza e dedizione, offrendo la propria vita ed il proprio lavoro ad una giusta causa. Essa può anche solo consistere nella sopravvivenza, nella famiglia, negli ideali. Più fortunati sono coloro che avendo fatta l'esperienza di Dio possono abbandonare le loro azioni nelle sue braccia, consapevoli di essere parte e strumento dello stesso. Per queste persone il lavoro è una forma di meditazione, dove si impara a modellarsi per mezzo dello stesso. In India questo tipo di lavoro condotto in stato, oserei dire, di beatitudine, viene chiamato Karma Yoga.


Yoga - relazione tra la Memoria e la Salute - Novembre 2008

La vita, come spesso ho affermato, risulta dalla presenza di una componente fisico materiale (insenziente), una non fisico-materiale (senziente) e un principio di coesione che tiene unite queste due parti.

Non ci sono dubbi: se uno solo di questi principi è assente non è la vita, almeno non è quel tipo di realtà che viene normalmente definita come vita.

Un medico, consapevolmente o inconsapevolmente, opera per mantenere congiunti, ed in buona relazione, questi elementi, in quanto la loro separazione, che alle volte può essere causata da una malattia, porta al decesso o per essere più precisi a quella che comunemente viene chiamata morte.

Già in un passato remoto per tentare di descrivere il ruolo di ognuna di queste componenti si è ricorsi a paragonare la parte fisica materiale ad un cieco che si pone sulle spalle un vedente, privo di gambe (parte non materiale), per potersi muovere, mentre il principio di coesione potrebbe essere rappresentato dalla necessità o amicizia fra i due. In poche parole l'uno sarebbe dipendente dall'altro e solo la presenza di tutti e tre permetterebbe quel moto definito in sanscrito Ayus o vita.

Come i miei lettori possono immaginare, a questo punto, potrei dilungarmi addentrandomi nei meandri della speculazione filosofica più raffinata, ma non essendo questo l'obbiettivo del mio scritto, non lo farò e porrò invece l'accento, su uno aspetto della parte cosiddetta senziente, quella, cioè, che gli indiani chiamano Purusa. Può essere interessante esaminare le sue qualità, per comprendere il meccanismo che può, a volte, condurre alla malattia o che, in ogni caso, rende impegnativo qualsiasi tipo di cambiamento sia esso in bene o in male.

Tra i diversi attributi che il Purusa apporta alla parte materiale Prakriti, oltre alla possibilità di “vedere” presentata simbolicamente qui sopra, il più importante, è sicuramente quello di dare alla materia una coscienza, ma, anche la memoria.

Mi spiego meglio, vita e memoria si muovono di pari passo: consumando esperienza, ogni cosa vivente ha insite in se memorie del vissuto che possono risultare vincolanti e di impedimento al cambiamento o liberazione (sia essa materiale o spirituale).

Se ben ricordo, avevo letto su una rivista scientifica, che, alcuni scienziati in fase di sperimentazione, costruirono un “vuoto” per studiare il comportamento fisico della materia in relazione a questo habitat. Con l'aiuto di una forza provarono a spingere più volte le stesse particelle nel vuoto prendendo nota delle loro reazioni o variazioni di percorso. Il protrarsi dell'esperimento li sorprese le particelle parevano ripetere spontaneamente alcuni percorsi come se avessero imparato o “ricordassero”. Questo “fenomeno” può farci riflettere: se, per esempio ci riferiamo al nostro corpo, dobbiamo sapere che la memoria è presente a tutti i livelli della nostra costituzione psicofisica, dalle piccole cellule, ai grandi organi, alla psiche.

Da un lato la memoria, quando è uno strumento ben educato, aiuta a non ripetere gli stessi errori, ma se tale strumento è stato mal utilizzato, le memorie vincolano ad azioni comportamentali che squalificano l'esistenza ingenerando sicuramente stati di disagio e malattia. Un altro aspetto da tenere ben presente è quello relativo alle forti impressioni: maggiori sono le ripetizioni di una azione e più profondamente le memorie si cronicizzano stabilendosi radicalmente.

Vediamo ora un pratico esempio: se durante la vita si è ripetuta l'esperienza di fumare per due o tre volte, nella persona, si ritrova una memoria sui vari piani, da quello fisico, a quello emozionale, mentale ecc., assai leggera e facilmente rimovibile. Si può, invece, dedurre, con facilità, l'effetto potente di una costante ripetizione, più volte al giorno e per anni, della medesima azione.

Rimuovere quest'ultimo tipo di impressione è uno dei maggiori ostacoli riscontrati, al fine di un cambiamento come ad esempio una guarigione. Ciò dovrebbe portarci a una maggiore consapevolezza nella scelta delle nostre azioni e ci può far comprendere quanto sia importante scegliere azioni salutari.

Gli antichi saggi indiani, prendendo in considerazione anche la natura vibrazionale del vivente,  hanno suggerito, con il proposito di agire sulle memorie, soluzioni come il japa mantra o ripetizione di formule vibrazionali di guarigione. Vi assicuro, per averle sperimentate in prima persona, che danno ottimi risultati.

Come ho già affermato, in un altro articolo da me scritto alcuni anni fa sulla respirazione, a seconda dello stato emotivo nel quale ci troviamo, respiriamo da 14/15.000 volte a 22/24.000 volte al giorno. Un così gran numero di ripetizioni, instaura una memoria così profonda da apparirci automatica. Un difetto sull'atto respiratorio, per questo, risulta, molto difficile da rimuovere. Il problema è ben conosciuto nelle scuole di yoga dove si pratica il Pranayama o rieducazione alla respirazione.

Dobbiamo, dunque, essere molto attenti a ciò che mangiamo, beviamo, alla natura dei nostri pensieri, alle emozioni delle quali ci nutriamo.... Ecco perché, nelle discipline che pratico: Ayurveda e Yoga si lavora per un sano risveglio della consapevolezza, ritenendola salvifica.

Si pensi, ad esempio, alle persone inconsapevoli, specialmente giovani, senza esperienza che in alcune fasi della loro adolescenza si nutrono di violenza o tristezza, vedendo con morbosa ripetitività filmati o ascoltando autori che propongono brani musicali tristi. I primi quasi sicuramente si ritroveranno inclini alla violenza mentre, i secondi saranno destinati a soffrire, di depressione. Prestiamo attenzione anche alle memorie di tipo collettivo e culturale: ogni volta, ad esempio, che porto i miei allievi in India noto, con il passare dei giorni, il loro bisogno di sapori della cucina italiana, come gli spaghetti, ad esempio, sebbene, dal punto di vista dietetico non sempre tale alimento sia adatto a tutti.

Ora, viene spontaneo chiedersi: come ci si può liberare dal giogo delle cattive memorie?

La risposta è sicuramente una: occorre tanta buona volontà e spesso un grande sforzo.

E' doveroso anche chiarire subito che, chi pensa sia facile è fuori strada, spesso si tratta di produrre uno sforzo pari almeno a quello che ci ha portato in quella condizione. L'esperienza è stata fatta anche nella vita spirituale...che il lupo perda il pelo ma non il vizio può essere una dato di fatto.

In conclusione, come ultimo, assai comune esempio, mi voglio riferire ai fumatori che spesso mi chiedono aiuto, a loro dico: vi ricordate lo sforzo che avete compiuto quando avete imparato a fumare?? Ebbene come potete pretendere di smettere di fumare facilmente ed in poco tempo quando in voi abitano memorie tanto radicalmente stabilizzate? Come potete cadere nell'inganno di interessate pubblicità che vi promettono di smettere di fumare con poco sforzo? Chi ci ha provato sa bene che La memoria del fumo, fisica, emozionale, mentale, spirituale, tormenta per anni. E se non si ha lo spirito guerriero richiesto per “smettere” qualsiasi tentativo di liberarsi o guarire, conoscerà l'insuccesso.

Ai terapisti, infine, suggerisco di tenere ben in considerazione questo aspetto delle “memorie” in quanto, senza grande sforzo da parte loro e dei loro pazienti, la guarigione non sarà mai radicale. Se non si avrà messo in atto una rimozione totale dell'infermità attraverso una terapia volta a modificare la presenza di cattiva memoria a tutti i livelli, prima o dopo, lo stesso disturbo puntualmente si ripresenterà.


Cos'è Lo Yoga? / Ottobre 2008

La mente umana, nel suo processo evolutivo, é stata rischiarata dalla luce della consapevolezza, generando sistemi il cui fine é il miglioramento della condizione umana.
Sono le circostanze che, talvolta, determinano la collocazione geografica, dove, tali sistemi, si manifestano più chiaramente al mondo.
Così, lo Yoga trova in India la collocazione storica della sua nascita rimanendo, in seguito, altresì imprigionato nella cultura religiosa di questo paese.

Ciò diviene determinante ai fini del ricercatore il quale, oggi, deve per forza passare attraverso la cultura indiana per poter comprendere il fine ed utilizzare le tecniche che vanno a formare il sistema di Liberazione denominato Yoga. E quando si dice "liberazione" si intende dire liberazione dal giogo della sofferenza umana ma per un Hindù rappresenta, inoltre, la via per liberarsi dal ciclo del samsara o delle rinascite indissolubilmente legate alla distorta visione dei sensi che impedisce lo scioglimento dell'unione con la sofferenza e l'accesso alla conoscenza del Sè assoluto.

La parola Yoga, dunque, appartiene al mondo spirituale e, qualche volta, utopistico indiano, anche se lo Yoga più antico, alcuni sostengono, non presentasse alcuna connotazione di tipo culturale o religioso.
L'antica origine dello Yoga è sicuramente pre-aria come testimoniano i ritrovamenti archeologici di Harrappa e Mohenjo-daro città appartenenti alla civiltà della valle dell'Indo che precedono lo sviluppo dell'India vedica. Lo Yoga ritenuto classico, invece, vede la luce nei primi secoli della nostra era ed é considerato uno dei sei Darsana, o punti di vista, del pensiero filosofico-religioso Hindù la cui codificazione, come tutti sanno, si attribuisce a Patanjali, compilatore degli Yoga-sutra o Aforismi dello Yoga di datazione, come sempre accade quando si é a contatto con la storia indiana, assai incerta.
Come si é detto già tante volte, Yoga é una parola sanscrita che derivando dalla radice del verbo Yuj indica l'atto di aggiogare. Esempio: aggiogare i buoi al carro. Il suo significato accorda a questo sistema il ruolo di disciplina

laddove si pensi di aggiogare la personalità istintuale presente nella natura umana, per orientarla e finalizzarla verso scopi ben più alti rappresentati da altri significati, che vedremo in seguito, attribuibili al verbo Yuj.
I fautori di questa disciplina, inizialmente si addestrano, in ambito psico-somatico, ad aggiogare mente e corpo per ottenere una perfetta unità, operante a profondi livelli verso una singola idea.
Essi passano così a sperimentare una prima sensazione di aggregazione armonica che corrisponde ad uno stadio piacevole nel quale la mente risulta parzialmente riorganizzata.

Per tornare al verbo sanscrito Yuj, troviamo quasi sempre indicati, come vi dicevo, altri significati oltre il più intrinseco "aggiogare" che ritengo possano rappresentare precise tappe e relative esperienze di coscienza, come quella sopra descritta legata al verbo unire o unione se riferito alla parola Yoga.
Una terza proposta interpretativa, appunto, si ravvisa nella parola "fusione" che per lo Yoga rappresenta il livello coscienziale d'esperienza relativamente più avanzato che, di solito, segue la completa realizzazione dell'unione psico-fisica.

In questo stadio il soggetto dopo aver preso atto dell'interrelazione dinamica esistente tra sé e ciò che lo circonda, la realizza fortemente anche come sensazione.
Ciò vale a far cadere le ultime resistenze e contrarietà verso aspetti della manifestazione, naturalmente anche verso gli uomini, sentendosi in fusione ed a loro legato da qualcosa di comune. Cambia a questo punto la sua visione del mondo. Le parole amico, nemico o indifferente vengono sostituite da favorevole, sfavorevole o neutrale e, per conseguenza, si presenta in lui una più
evidente stabilità emotiva.

Le memorie, soprattutto attraverso la pratica della meditazione, vengono anch'esse riorganizzate e spogliate dall'aspetto emotivo.
Il pesante fardello, che in molti casi costituisce il deprimente passato, viene sciolto e spesso si nota lo scomparire dei sensi di colpa.
L'individuo può così incamminarsi verso un quarto stadio di realizzazione che lo porterà a cercare la gioia duratura e ciò che sta oltre l'ordinario, ovvero il trascendente.
Lungo la via potrebbe sperimentare la suprema quiete, conoscere e riposare nella vera essenza del suo essere. Attraverso una continua meditazione sul vero sè, che è pura coscienza eterna ed al dilà del complesso psico-somatico e delle oppressioni mondane egli potrebbe giungere alla libertà.
Nel pieno successo di questa fase il soggetto dovrebbe tornare ad integrarsi, o meglio si reintegrerebbe nella collettività, si pensa privo di resistenze, e con una chiarissima visione della realtà.
Per concludere questa prima parte
devo per di più affermare che la scienza dello Yoga esige di insegnare un metodo che permetta di conseguire l'unione completa del Sé, cioè della realtà spirituale presente in ognuno di noi con quella universale la cui costituzione sarebbe, secondo una ipotesi dell'antica letteratura, realtà, coscienza, beatitudine (Satchidananda). Questa unione sarebbe l'unico vero Yoga. Il punto da dove si parte per questa esperienza.
Uno stato di coscienza nel quale i mistici si propongono di incontrare e conoscere Dio.
Un percorso, forse a ritroso, per mezzo del quale il generato, per così dire, ritornerebbe nel grembo del generante, anzi fondendosi nella stessa natura di quest'ultimo sicuramente perdendo la sua identità individuale.


 

Lo Yoga per la Gravidanza  / Settembre 2008

La formazione dell'individuo inizia nel periodo fetale sviluppando, ad esempio, la sensibilità sensoriale cioè la percezione del suono o della luce. Il bambino si forma in relazione alle qualità dei primi contatti con la madre. Attraverso la mia esperienza di lavoro di prevenzione prenatale affermo, pertanto, che la gravidanza va innanzitutto accettata sia sul piano fisico, sia psicologico. E', in ogni caso, il primo passo da compiere per poter vivere con consapevolezza, serenamente e felicemente uno dei momenti più belli e di crescita, nella vita della donna. Un secondo passo lo si adempie prendendo in considerazione, dal punto di vista psicologico, la naturale paura che investe, soprattutto una primipara. Essa deve affrontarsi su un terreno a lei sconosciuto e tale stato di tensione contrasta con le qualità necessarie ad affermare la salute e la serenità indispensabili per un buon procedimento della gestazione.

Le modificazioni che si susseguono in continuazione sia sul piano psicologico, sia fisico, sono spesso causa di indisposizioni. Sul piano fisico, ad esempio, si possono presentare noiosi disturbi alla colonna vertebrale : mentre il feto cresce, il peso della madre aumenta obbligandola ad assumere una diversa postura che va ad alterare il naturale assetto della zona lombo-sacrale e questo è in genere causa di sofferenza.

Se la madre, inoltre, non ha avuto modo di affrontare una seria preparazione alla respirazione prima della gravidanza, si può trovare ben presto a disagio, dal momento che il diaframma, col crescere del feto, si alza mettendo in difficoltà la respirazione.

Ecco allora alcuni esercizi di yoga da fare a casa, che vi presento in queste pagine con l'intento di aiutare a superare questo momento, trasformandolo in un periodo di benessere psico-fisico:
il primo semplice esercizio consiste nel sistemarsi a "quattro zampe", concentrarsi nella zona lombare della colonna vertebrale e lasciare che il movimento scaturisca proprio da questo punto.

Mentre si ispira lentamente (il movimento deve durare quanto la lunghezza del respiro) si inarca la colonna, si abbassano i reni rivolgendo la testa all'indietro. Quando si espira, al contrario, ad una ad una si spingono le vertebre verso l'alto e si porta il mento il più possibile vicino allo sterno.

La dinamica va ripetuta a lungo curando sia il movimento della colonna vertebrale, sia la respirazione.

L'esercizio, come è facile presumere, sblocca e rende elastica la colonna e dà possibilità di sviluppare una respirazione completa, attiva cioè su tutte e tre le aree : addominale, toracica, e clavicolare.
Nello Yoga, questo tipo di respirazione è conosciuta con il nome di Viagra-pranayama o respirazione della tigre. Può essere praticata da chiunque senza controindicazioni e per tutta la durata della gravidanza, apportando notevoli benefici.

Al primo segnale di stanchezza, tuttavia, è consigliabile sdraiarsi di lato sul pavimento per riposarsi. Il fianco da preferire è sicuramente quello dove si presume che il feto abbia la schiena girata.

Durante la permanenza in questa posizione si suggerisce di praticare la consapevolezza del corpo, favorendo lo stato di rilassamento. Allo stesso tempo va mantenuta anche la consapevolezza del respiro. Si deve osservare il fluire e defluire dell'aria e promuovere la totale spontaneità e libertà di espressione nell'atto respiratorio. Si tende in tal modo ad eliminare le tensioni e gli impedimenti psicologici originati dall'emotività.

Dopo alcuni minuti di quest'ultima pratica è consigliabile mettersi in posizione seduta, a gambe incrociate e procedere ad una meditazione sul respiro "orientato" da eseguirsi come segue : inspirare lentamente e profondamente immaginando che il respiro inalato attraverso le narici scenda lungo la colonna vertebrale fino al plesso solare.

Trattenere per qualche secondo (raccomando senza sforzo) e contemporaneamente visualizzare l'energia, trasferita nella pancia attraverso il respiro, distribuirsi nel corpicino del bambino. Esalare (sempre attraverso le narici) presumendo che la negatività lasci il corpo attraverso l'esalazione.

Chiudo sottolineando che la cosa più importante in prossimità del parto è di viverlo abbandonandosi a quella forza benefica della natura contenuta nella nascita del vostro bambino.

Link Amici
Portale S.T.A.M.
asd S.T.A.M.
Forum S.T.A.M.
 
Partners Link
Martial Link
 

Diventa un Allenatore S.T.A.M.

e sarai in grado di insegnare nella tua palestra. Potrai aprire una sede della S.T.A.M. nella tua zona di residenza

Iscrizioni aperte Corso Allenatore Tecnico 1° Livello

Clicca Qui

 
 

[ Home ] [Chi Siamo] [Video] [Eventi] [Contatti] [Forum] [Faq]  [Site Map]

segnala un errore

.:Disclaimer:.

" Il sito stammagazine.com non rappresenta o costituisce una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità esclusivamente sulla base della disponibilità del materiale utilizzato. Non è un prodotto editoriale sottoposto alla disciplina di cui all'art. 1, comma III della L. n. 62 del 7.03.2001. Inoltre si declina ogni e qualsiasi responsabilità derivante dall'utilizzo diretto ed indiretto delle informazioni e notizie pubblicate. Fermo restando l'intento di rendere possibile, attraverso la visita di questo sito, un'informazione accurata e completa, non viene quindi assunto alcun impegno circa i tempi di aggiornamento e non viene prestata alcuna garanzia per l'uso che l'utente intendesse fare delle notizie e delle informazioni presenti sul sito. Non viene assunta inoltre alcuna responsabilità e quindi data nessuna garanzia sull'accuratezza del contenuto dei siti ai quali si può accedere attraverso hyperlink dalle pagine di questo sito. Viene riservata la facoltà di modificare o rettificare le informazioni presenti nelle pagine di questo sito in qualsiasi momento e senza avvertimento."

 

Vietata la riproduzione anche parziale del materiale contenuto, senza previa autorizzazione scritta
S.T.A.M. Magazine.com utilizza immagini prese da internet e per tale motivo ritenute di pubblico dominio,
se si desidera togliere un immagine comunicarlo alla redazione di S.T.A.M. Magazine.com