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Rubrica Cultura Orientale Yoga In questa sezione sono presenti gli articoli apparsi su S.T.A.M. Magazine, nella sezione Yoga - Cultura Orientale, scritti dal nostro Collaboratore M° Amadio Bianchi, per maggiori approfondimenti contattare il M° A. Bianchi o visitare il link: http://www.cysurya.milano.it
Yoga - Guarire Lavorando Yoga - Guarire Lavorando - Dicembre 2008 Il
tempo e l'energia che quotidianamente impieghiamo nel lavoro ha, nella vita
moderna, raggiunto un'ampia misura al punto che verso questa direzione spendiamo
quasi tutto il tempo che il Creatore ci ha messo a disposizione. La situazione
mi sembra angosciosa... In qualche caso è bene rivedere il proprio rapporto con
questo aspetto della vita.
tempo per costruire buone
relazioni con chi vi lavora accanto. Credetemi ne vale la pena. Facciamo yoga e neve
dissi, ed alcuni aderirono
prontamente all'iniziativa. In particolare un soggetto che si presentava alle
lezioni di yoga accusando costantemente sproporzionata stanchezza causata dal
lavoro. non hai mai speso così tanta energia in una giornata di lavoro? gli chiesi e la risposta era ovvia. chiediti perché oggi sei stanco ma felice soggiunsi il tuo atteggiamento psicologico nei confronti dello sci è diverso rispetto a quando vai a lavorare. Riesci a capire perché oggi sei stanco ma felice? Non realizzi che essere o non essere felice anche sul lavoro dipende solo da te e dal tuo atteggiamento interiore?
Prima di tutto, nella
vita, ci si domanda se si è nel posto giusto e se si decide che lo si è, perché
veramente si è al posto giusto, oppure al momento si devono accettare le cose
come sono perché non si dispone di altre alternative, bisogna lasciarsi andare. È questo che devi comprendere continuai se vuoi guarire del tuo stress cronico Quella
fu una importante lezione, ma come vi dicevo all'inizio di questo scritto,
intuire che il tempo impiegato da ognuno nel lavoro è davvero tanto, che non ci
si può astenere dall'agire in quanto la manifestazione stessa è un azione, e per
conseguenza si deve predisporre bene lo spazio dove si opera, curando la
relazione con se stessi e poi con gli altri, è determinante e può cambiare la
qualità della vostra vita. Yoga - relazione tra la Memoria e la Salute - Novembre 2008
La vita, come spesso ho affermato, risulta dalla presenza di una componente
fisico materiale (insenziente), una non fisico-materiale (senziente) e un
principio di coesione che tiene unite queste due parti. Un medico, consapevolmente o inconsapevolmente, opera per mantenere congiunti, ed in buona relazione, questi elementi, in quanto la loro separazione, che alle volte può essere causata da una malattia, porta al decesso o per essere più precisi a quella che comunemente viene chiamata morte. Già in un passato remoto per tentare di descrivere il ruolo di ognuna di queste componenti si è ricorsi a paragonare la parte fisica materiale ad un cieco che si pone sulle spalle un vedente, privo di gambe (parte non materiale), per potersi muovere, mentre il principio di coesione potrebbe essere rappresentato dalla necessità o amicizia fra i due. In poche parole l'uno sarebbe dipendente dall'altro e solo la presenza di tutti e tre permetterebbe quel moto definito in sanscrito Ayus o vita. Come i miei lettori possono immaginare, a questo punto, potrei dilungarmi addentrandomi nei meandri della speculazione filosofica più raffinata, ma non essendo questo l'obbiettivo del mio scritto, non lo farò e porrò invece l'accento, su uno aspetto della parte cosiddetta senziente, quella, cioè, che gli indiani chiamano Purusa. Può essere interessante esaminare le sue qualità, per comprendere il meccanismo che può, a volte, condurre alla malattia o che, in ogni caso, rende impegnativo qualsiasi tipo di cambiamento sia esso in bene o in male. Tra i diversi attributi che il Purusa apporta alla parte materiale Prakriti, oltre alla possibilità di “vedere” presentata simbolicamente qui sopra, il più importante, è sicuramente quello di dare alla materia una coscienza, ma, anche la memoria. Mi spiego meglio, vita e memoria si muovono di pari passo: consumando esperienza, ogni cosa vivente ha insite in se memorie del vissuto che possono risultare vincolanti e di impedimento al cambiamento o liberazione (sia essa materiale o spirituale). Se ben ricordo, avevo letto su una rivista scientifica, che, alcuni scienziati in fase di sperimentazione, costruirono un “vuoto” per studiare il comportamento fisico della materia in relazione a questo habitat. Con l'aiuto di una forza provarono a spingere più volte le stesse particelle nel vuoto prendendo nota delle loro reazioni o variazioni di percorso. Il protrarsi dell'esperimento li sorprese le particelle parevano ripetere spontaneamente alcuni percorsi come se avessero imparato o “ricordassero”. Questo “fenomeno” può farci riflettere: se, per esempio ci riferiamo al nostro corpo, dobbiamo sapere che la memoria è presente a tutti i livelli della nostra costituzione psicofisica, dalle piccole cellule, ai grandi organi, alla psiche. Da un lato la memoria, quando è uno strumento ben educato, aiuta a non ripetere gli stessi errori, ma se tale strumento è stato mal utilizzato, le memorie vincolano ad azioni comportamentali che squalificano l'esistenza ingenerando sicuramente stati di disagio e malattia. Un altro aspetto da tenere ben presente è quello relativo alle forti impressioni: maggiori sono le ripetizioni di una azione e più profondamente le memorie si cronicizzano stabilendosi radicalmente. Vediamo ora un pratico esempio: se durante la vita si è ripetuta l'esperienza di fumare per due o tre volte, nella persona, si ritrova una memoria sui vari piani, da quello fisico, a quello emozionale, mentale ecc., assai leggera e facilmente rimovibile. Si può, invece, dedurre, con facilità, l'effetto potente di una costante ripetizione, più volte al giorno e per anni, della medesima azione. Rimuovere quest'ultimo tipo di impressione è uno dei maggiori ostacoli riscontrati, al fine di un cambiamento come ad esempio una guarigione. Ciò dovrebbe portarci a una maggiore consapevolezza nella scelta delle nostre azioni e ci può far comprendere quanto sia importante scegliere azioni salutari. Gli antichi saggi indiani, prendendo in considerazione anche la natura vibrazionale del vivente, hanno suggerito, con il proposito di agire sulle memorie, soluzioni come il japa mantra o ripetizione di formule vibrazionali di guarigione. Vi assicuro, per averle sperimentate in prima persona, che danno ottimi risultati. Come ho già affermato, in un altro articolo da me scritto alcuni anni fa sulla respirazione, a seconda dello stato emotivo nel quale ci troviamo, respiriamo da 14/15.000 volte a 22/24.000 volte al giorno. Un così gran numero di ripetizioni, instaura una memoria così profonda da apparirci automatica. Un difetto sull'atto respiratorio, per questo, risulta, molto difficile da rimuovere. Il problema è ben conosciuto nelle scuole di yoga dove si pratica il Pranayama o rieducazione alla respirazione. Dobbiamo, dunque, essere molto attenti a ciò che mangiamo, beviamo, alla natura dei nostri pensieri, alle emozioni delle quali ci nutriamo.... Ecco perché, nelle discipline che pratico: Ayurveda e Yoga si lavora per un sano risveglio della consapevolezza, ritenendola salvifica. Si pensi, ad esempio, alle persone inconsapevoli, specialmente giovani, senza esperienza che in alcune fasi della loro adolescenza si nutrono di violenza o tristezza, vedendo con morbosa ripetitività filmati o ascoltando autori che propongono brani musicali tristi. I primi quasi sicuramente si ritroveranno inclini alla violenza mentre, i secondi saranno destinati a soffrire, di depressione. Prestiamo attenzione anche alle memorie di tipo collettivo e culturale: ogni volta, ad esempio, che porto i miei allievi in India noto, con il passare dei giorni, il loro bisogno di sapori della cucina italiana, come gli spaghetti, ad esempio, sebbene, dal punto di vista dietetico non sempre tale alimento sia adatto a tutti. Ora, viene spontaneo chiedersi: come ci si può liberare dal giogo delle cattive memorie? La risposta è sicuramente una: occorre tanta buona volontà e spesso un grande sforzo. E' doveroso anche chiarire subito che, chi pensa sia facile è fuori strada, spesso si tratta di produrre uno sforzo pari almeno a quello che ci ha portato in quella condizione. L'esperienza è stata fatta anche nella vita spirituale...che il lupo perda il pelo ma non il vizio può essere una dato di fatto. In conclusione, come ultimo, assai comune esempio, mi voglio riferire ai fumatori che spesso mi chiedono aiuto, a loro dico: vi ricordate lo sforzo che avete compiuto quando avete imparato a fumare?? Ebbene come potete pretendere di smettere di fumare facilmente ed in poco tempo quando in voi abitano memorie tanto radicalmente stabilizzate? Come potete cadere nell'inganno di interessate pubblicità che vi promettono di smettere di fumare con poco sforzo? Chi ci ha provato sa bene che La memoria del fumo, fisica, emozionale, mentale, spirituale, tormenta per anni. E se non si ha lo spirito guerriero richiesto per “smettere” qualsiasi tentativo di liberarsi o guarire, conoscerà l'insuccesso. Ai terapisti, infine, suggerisco di tenere ben in considerazione questo aspetto delle “memorie” in quanto, senza grande sforzo da parte loro e dei loro pazienti, la guarigione non sarà mai radicale. Se non si avrà messo in atto una rimozione totale dell'infermità attraverso una terapia volta a modificare la presenza di cattiva memoria a tutti i livelli, prima o dopo, lo stesso disturbo puntualmente si ripresenterà.
La mente
umana, nel suo processo evolutivo, é stata rischiarata dalla luce della
consapevolezza, generando sistemi il cui fine é il miglioramento della
condizione umana. Ciò diviene determinante ai fini del ricercatore il quale, oggi, deve per forza passare attraverso la cultura indiana per poter comprendere il fine ed utilizzare le tecniche che vanno a formare il sistema di Liberazione denominato Yoga. E quando si dice "liberazione" si intende dire liberazione dal giogo della sofferenza umana ma per un Hindù rappresenta, inoltre, la via per liberarsi dal ciclo del samsara o delle rinascite indissolubilmente legate alla distorta visione dei sensi che impedisce lo scioglimento dell'unione con la sofferenza e l'accesso alla conoscenza del Sè assoluto.
La parola
Yoga, dunque, appartiene al mondo spirituale e, qualche volta, utopistico
indiano, anche se lo Yoga più antico, alcuni sostengono, non presentasse alcuna
connotazione di tipo culturale o religioso.
laddove si
pensi di aggiogare la personalità istintuale presente nella natura umana, per
orientarla e finalizzarla verso scopi ben più alti rappresentati da altri
significati, che vedremo in seguito, attribuibili al verbo Yuj.
Per tornare
al verbo sanscrito Yuj, troviamo quasi sempre indicati, come vi dicevo, altri
significati oltre il più intrinseco "aggiogare" che ritengo possano
rappresentare precise tappe e relative esperienze di coscienza, come quella
sopra descritta legata al verbo unire o unione se riferito alla parola Yoga.
In questo
stadio il soggetto dopo aver preso atto dell'interrelazione dinamica esistente
tra sé e ciò che lo circonda, la realizza fortemente anche come sensazione.
Le memorie,
soprattutto attraverso la pratica della meditazione, vengono anch'esse
riorganizzate e spogliate dall'aspetto emotivo.
Lo Yoga per la Gravidanza / Settembre 2008 La formazione dell'individuo inizia nel periodo fetale sviluppando, ad esempio, la sensibilità sensoriale cioè la percezione del suono o della luce. Il bambino si forma in relazione alle qualità dei primi contatti con la madre. Attraverso la mia esperienza di lavoro di prevenzione prenatale affermo, pertanto, che la gravidanza va innanzitutto accettata sia sul piano fisico, sia psicologico. E', in ogni caso, il primo passo da compiere per poter vivere con consapevolezza, serenamente e felicemente uno dei momenti più belli e di crescita, nella vita della donna. Un secondo passo lo si adempie prendendo in considerazione, dal punto di vista psicologico, la naturale paura che investe, soprattutto una primipara. Essa deve affrontarsi su un terreno a lei sconosciuto e tale stato di tensione contrasta con le qualità necessarie ad affermare la salute e la serenità indispensabili per un buon procedimento della gestazione. Le modificazioni che si susseguono in continuazione sia sul piano psicologico, sia fisico, sono spesso causa di indisposizioni. Sul piano fisico, ad esempio, si possono presentare noiosi disturbi alla colonna vertebrale : mentre il feto cresce, il peso della madre aumenta obbligandola ad assumere una diversa postura che va ad alterare il naturale assetto della zona lombo-sacrale e questo è in genere causa di sofferenza. Se la madre, inoltre, non ha avuto modo di affrontare una seria preparazione alla respirazione prima della gravidanza, si può trovare ben presto a disagio, dal momento che il diaframma, col crescere del feto, si alza mettendo in difficoltà la respirazione.
Ecco
allora alcuni esercizi di yoga da fare a casa, che vi presento in queste pagine
con l'intento di aiutare a superare questo momento, trasformandolo in un periodo
di benessere psico-fisico: Mentre si ispira lentamente (il movimento deve durare quanto la lunghezza del respiro) si inarca la colonna, si abbassano i reni rivolgendo la testa all'indietro. Quando si espira, al contrario, ad una ad una si spingono le vertebre verso l'alto e si porta il mento il più possibile vicino allo sterno. La dinamica va ripetuta a lungo curando sia il movimento della colonna vertebrale, sia la respirazione.
L'esercizio, come è facile presumere, sblocca e rende elastica la colonna e dà
possibilità di sviluppare una respirazione completa, attiva cioè su tutte e tre
le aree : addominale, toracica, e clavicolare. Al primo segnale di stanchezza, tuttavia, è consigliabile sdraiarsi di lato sul pavimento per riposarsi. Il fianco da preferire è sicuramente quello dove si presume che il feto abbia la schiena girata. Durante la permanenza in questa posizione si suggerisce di praticare la consapevolezza del corpo, favorendo lo stato di rilassamento. Allo stesso tempo va mantenuta anche la consapevolezza del respiro. Si deve osservare il fluire e defluire dell'aria e promuovere la totale spontaneità e libertà di espressione nell'atto respiratorio. Si tende in tal modo ad eliminare le tensioni e gli impedimenti psicologici originati dall'emotività. Dopo alcuni minuti di quest'ultima pratica è consigliabile mettersi in posizione seduta, a gambe incrociate e procedere ad una meditazione sul respiro "orientato" da eseguirsi come segue : inspirare lentamente e profondamente immaginando che il respiro inalato attraverso le narici scenda lungo la colonna vertebrale fino al plesso solare. Trattenere per qualche secondo (raccomando senza sforzo) e contemporaneamente visualizzare l'energia, trasferita nella pancia attraverso il respiro, distribuirsi nel corpicino del bambino. Esalare (sempre attraverso le narici) presumendo che la negatività lasci il corpo attraverso l'esalazione. Chiudo sottolineando che la cosa più importante in prossimità del parto è di viverlo abbandonandosi a quella forza benefica della natura contenuta nella nascita del vostro bambino. |
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