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In questa sezione sono presenti gli articoli apparsi su S.T.A.M. Magazine riguardo la filosofia delle arti marziali, a cura del M° jaime luis Vizconde. Per ulteriori approfondimenti visitare la sezione Taoismo e/o Filosofia del Portale S.T.A.M. o contattare il M° Jaime L. Vizconde
Pozzo delle Favole
Vs Oceano di Mistero Pozzo delle favole Vs oceano di Mistero Settembre 09 (torna su) Da un tempo a questa parte ho avuto la possibilità di entrare in contatto con altri praticanti e maestri di arti marziali con i quali ho avuto modo non solo di scambiare opinioni relative alle nostre discipline, ma anche di allenarmi nei loro stili scoprendo similitudini tecniche nonché riconoscendo le nette differenze altrimenti solo immaginabili. A tal proposito sono riuscito ad organizzare nel mese di agosto degli incontri “interstile” con utenti del The Forum of Martial Arts per la loro partecipazione ed amicizia, questa esperienza mi ha portato a fare una piccola riflessione sulla mia pratica marziale e su ciò che infine può essere il mondo delle arti marziali, con tutte le sue interessanti sfumature… Vorrei quindi condividere anche con i lettori di S.T.A.M. Magazine questo mio pensiero sperando possa essere di interesse e aiuto a chi si avvicina al vasto mondo delle arti marziali per la prima volta e a chi, avendo già una certa esperienza avrà sicuramente fatto almeno una volta questa riflessione. Copio ed incollo in questa sede il mio “post” scritto sul Forum of Martial Arts. Buona Lettura! ricordando i tempi del mio apprendistato, riesco a vedere ora sfumature che un tempo mi sarebbero state del tutto aliene. Sono cresciuto (marzialmente parlando) in un contesto nel quale eravamo abituati a pensare: "siamo i più forti..." e per dimostrarlo ci siamo immersi in una marea di guai anche con altre scuole/maestri/ecc, noi allievi volevamo far rivivere ancora il ricordo di quanto fossi stato "forte" il nostro maestro nella sua gioventù, quindi non ci importava se davanti avevamo un praticante dello stile X o dello stile Y, dovevamo difendere "l'onore" del nostro maestro e della sua scuola e come era ovvio lo stile era "perfetto così come era" qualsiasi intenzione di "ricerca" nel diverso era taciuta come blasfemia e bastava dire: "c'è tutto nel nostro stile" ora sono passati alcuni anni, vivendo dentro al mio pozzo delle favole ero tranquillo e sereno, avevo tutto e potevo rimareci dentro per sempre, cosa mi mancava? dal mio punto di vista avevo già tutto... ma è mai possibile paragonare un pozzo con l'oceano? nel pozzo avrei incontrato unicamente piccole bestioline come me e nessun pesce grosso, nel pozzo avevo la mia certezza, ma se si vuole avere "conoscenza" sono del parere che bisogna uscire fuori dal proprio pozzo e farsi almeno un tuffo nell'oceano... E' altrettanto vero che non basterà una vita completa per conoscere tutto l'oceano, ma quando si farà ritorno al proprio pozzo [se mai si avrà la voglia e il tempo per farlo (in fin dei conti potresti morire durante il viaggio di ritorno)] lo stesso non ci sarà più sufficiente e ci troveremo troppo stretti... ma saremo sicuramente cresciuti e questa volta potremo veramente stare tranquilli, magari a guardare gli altri pesciolini che credono di essere squali dentro al proprio pozzo di favole. Secondo me è proprio questo il problema delle arti marziali "tradizionali"... spesso nelle palestre si viene condizionati dall'insegnante di turno a credere che il nostro piccolo mondo sia immenso, completo e perfetto... secondo me un vero maestro non fa mai una cosa del genere ai propri studenti. Voi che ne pensate? meglio le certezze di un piccolo pozzo o l'incertezza dell'oceano?
Lo spirito della Tigre - Luglio 2008 (torna su) Il giovane allievo shaolin era quasi giunto al termine del suo addestramento, erano passati ormai diversi anni da quando era stato iniziato dal suo vecchio maestro all’arte del pugilato della tigre ed era divenuto abbastanza bravo nella sua tecnica. Dopo tutti questi anni, una mattina il maestro lo sveglio per farne l’ultima prova: “Ti ho già insegnato ogni cosa sul mio stile di Kung Fu, non ho più nulla da insegnarti, per tale motivo voglio testare la tua forza in combattimento, prima di nominarti come mio successore” l’allievo che fino a quel momento si era allenato alle tecniche della tigre seguendo le indicazioni del suo maestro, si sentiva in grado di poterlo affrontare, incominciando così il combattimento. Il combattimento finale non durò a lungo, poiché lo studente dovette arrendersi di fronte alla superiorità tecnica del suo maestro, non era stato in grado nemmeno di contrastarlo… “Andrai su nella montagna, dove nella caverna più alta troverai il vecchio saggio, il quale ti darà l’illuminazione e solo ora sarai padrone della tua tecnica”. Il giovane partì quindi verso la cima della montagna, alla ricerca dell’eremita che lo avrebbe potuto aiutare, paso dopo paso, meditando sul suo addestramento, forse qualcosa gli era sfuggito? forse ancora necessitava maggiore impegno? forse il tempo trascorso ad allenarsi non era abbastanza? Tra se e se mille domande alle quali non trovava risposta. Giunse così all’entrata della caverna più alta, in cima alla montagna, era ancora pomeriggio e il tempo incominciava a rendersi impetuoso, entrando notò con sorpresa che non vi era traccia di presenza umana, nella caverna la sorpresa di trovare diverse ossa frantumate in mille pezzi e sparse qua e là, forse si era sbagliato, decise così di uscire fuori, quando all’improvviso sentì l’avvicinarsi di qualcuno… L’ombra nelle mura rocciose della caverna non lasciavano spazio ai dubbi, era un branco di tigri quelle che gli venivano in contro, e così veloce quanto un lampo dovette arrampicarsi sui muri fino alla sommità della caverna, per restare aggrappato ad essa con tutte le sue forze… L’odore della carne fresca attirava le tigri, ansiose di cibarsi con la sua carne, era da tanto tempo che non avevano un pasto così facile da prendere. Giorno dopo giorno le tigri attendevano, ogni tanto cercavano di raggiungere il ragazzo saltando verso di lui, ogni tanto tra di esse si combattevano e come i corvi intorno a lui camminavano… Passarono diversi giorni prima che le tigri decidessero di andare a caccia per conto loro, visto che il giovane monaco non era deciso di scendere… non appena vide che era possibile scappare, non aspetto due volte per uscire a gambe levate dalla caverna e scendere verso il tempio… li il suo maestro l’attendeva…. “sei riuscito a trovare il vecchio saggio?” chiese il maestro… Il giovane ancora con il cuore in gola gli rispose: “veramente no maestro… la caverna alla sommità della montagna era un rifugio di tigri”… “bene allora combattiamo ancora e vediamo se la tua tecnica è migliorata”… il giovane ancora stanco per la corsa e per i giorni trascorsi appeso al soffitto della caverna, non poteva non eseguire l’ordine del suo maestro, e così ebbe inizio il combattimento… Ma questa volta le tecniche portate dal suo maestro non erano in grado di attraversare più la sua guardia fino a quando con un colpo secco il giovane discepolo riuscì a colpire il suo maestro con ferocia mai vista prima. “Ora il tuo kungfu è completo, non solo hai acquisito la giusta tecnica, ma hai anche acquisito il giusto spirito” commento il maestro… quel giorno stesso, il giovane discepolo ricevette così i libri dello stile della tigre, segno che era entrato a far parte della genealogia dello stile, riconosciuto dal suo maestro, non più come uno studente, ma come un suo pari. La Carpa e l'Arcoballeno - Giugno 2008 (torna su) Mentre ci allenavamo il maestro era solito leggere qualche libro, e talvolta raccontarci delle piccole storie, storie che spesso ci aiutavano a capire “concetti” presenti tutti i giorni, ma ai quali si danno poca importanza… una di queste storie era proprio quella che sto per raccontarvi, così come il maestro Fong ce l’ha trasmessa… la Carpa e l’arcobaleno. Dal buio torbido delle acque di un lago, dopo le giornate di pioggia, la carpa era solita guardare l’arcobaleno che nei cieli ancora grigi si formava, e fissandolo per diverso tempo fino a quando svaniva, in essa un intenzione era nata. Chi sa mai di cosa sarà fatto? Chi sa mai cosa sarà? Chi sa mai se è vicino o lontano? Forse nessuno lo sa, Tutte domande che nella sua mente si annidarono dando forza e convincendola di più ad avvicinarsi all’arcobaleno. E così un giorno, stanca di farsi domande tra se e se, stanca di restare tra le nere acque del mondo da lei conosciuto, prese le forze e inizio a saltellare uscendo fuori dall’acqua, e ogni volta che cadeva la solidità rocciosa dell’acqua stessa la colpiva con forza sempre maggiore in relazione al salto appena fatto… presto si rese conto che più saltava e più male si faceva cadendo sul letto ondeggiante delle nere acque… i giorni passarono, le stagioni si rincorrevano con frenesia naturale, le piogge richiamavano l’arcobaleno che puntuale si presentava all’appuntamento… Le poche squame rimaste ingiallite e quasi rotte, non avrebbero più sopportato un ulteriore salto, pensieri di sconfitta si raggruppavano nella sua mente, ma l’iniziale intenzione in lei nata non fecero mollare la decisione presa… Stanca e morente la carpa fisso ancora l’arcobaleno, che pian piano svaniva nei cieli, prese tutte le forze che la natura gli aveva donato e decisa nel suo intento fece il suo ultimo salto… Al centesimo giorno, dopo diverse cadute e ferite, stanca e dolorosa la carpa raggiunse l’arcobaleno… non appena le sue ultime squame sfiorarono la luce nel cielo, essa divenne un drago verde oro, e svolazzo nei cieli vicino a gli dei, la sua forza di volontà aveva mutato la sua natura.
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