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In questa sezione vengono inseriti gli articoli apparsi su S.T.A.M. Magazine nella rubrica Ta Fang Tao, scritti dal M° Caposcuola Jaime Luis Vizconde. Per ulteriori Informazioni e approfondimenti delle tematiche trattate, prego visualizzare i vari Link di approfondimento presenti all'interno del Portale S.T.A.M.
Ta Fang Tao -
Le mani nel Kung Fu 3° Parte Le Mani nel Kung Fu 3° Parte - Gennaio 2010 (torna su) Unendo la punta delle dita in un unico
punto e flettendo verso il basso il polso è possibile assumere la forma Hok
Zhang, conosciuta come mano a testa di gru. Questa forma è la terza per
importanza nello stile Ta Fang Tao, nonché tecnica caratteristica della Ta Fang
Hok Xing Quan, o più comunemente chiamata Hok Come per le altre forme assunte dalla mano,
è possibile utilizzare questa tecnica con versatilità, potendo infatti colpire,
parare ed agganciare utilizzando diverse zone della mano stessa. Le Mani nel Kung Fu 2° Parte - Dicembre 2009 (torna su) Continuiamo con l’approfondimento delle tecniche di mano caratteristiche di molti stili cinesi Kung Fu wushu, in questo numero viene presentato il Kiu Sao o mano a punta di freccia. Questa forma di mano è molto utilizzata soprattutto negli stili esterni e viene formata flettendo tutte le dita, ad eccezione dell’indice, in modo tale che la punta tocchino la base di loro stesse. La tradizione spesso assegna vari significati simbolici a questa forma di mano, una in particolare la vuole inserita all’interno dello stile Hung Gar, come segno di riconoscimento tra i praticanti del medesimo stile pronti ad utilizzare la loro tecnica contro la dinastia straniera dei Qin: “Benché tutti si pieghino al volere degli imperatori impostori, ci sarà sempre almeno uno dei praticanti di hung pronto a sollevarsi”. Questo simbolismo molto caro alle triadi ha anche una sua valenza tecnica che consente di sviluppare alcune qualità molto utili ai praticanti. Nel nostro stile, ad esempio, comprendere la tecnica del Kiu sao è fondamentale per poter approfondire lo studio dei ponti (tecniche di braccia e gambe a corta distanza). Inoltre assumendo il Kiu Sao è possibile allenare la forza tendinea delle varie tecniche, infatti flettendo le dita nel Kiu Sao è facile notare come la mano stessa diventi più dura e potente pur restando una tecnica di palmo aperto. Il particolare allenamento a singolo o doppio braccio consente oltre allo studio delle geometrie di movimento e quindi della struttura stessa del corpo, di allenare i vari gruppi muscolari presenti sul braccio/avambraccio e spalla sviluppando una muscolatura “magra” e “scattante”. Attraverso lo studio dei Ponti è possibile considerare il Kiu Sao come l’anticamera per approfondire le applicazioni tecniche , infatti la forma stessa del Kiu Sao può divenire una qualsiasi altra tecnica come il Fu Zhua (artiglio di tigre) o il Jik Choy (pugno verticale). Prendendo in considerazione tutto ciò possiamo capire come sia possibile concepire il Kiu sao come una tecnica di fondamentale importanza, almeno nel nostro stile. Le mani nel Kung Fu - Novembre 2009 (torna su) Un elemento caratteristico delle discipline cinesi è la versatilità con la quale vengono utilizzate le mani nelle varie tecniche marziali e nei vari stili di combattimento. Il Kung fu cinese è conosciuto nell’immaginario collettivo per le sue forme animali più rappresentative, come il pugilato della tigre, della gru o del dragone, ecc. Molti stili tradizionali si rifanno a principi o tecniche rappresentative di questi animali, allo stesso modo la branca Wu Xing Quan (pugilato delle cinque forme) del Ta Fang Tao sviluppa le tecniche appartenenti allo stile della tigre,gru, leopardo, serpente e drago. Ognuno di questi “sottostili” è caratterizzato dall’uso specifico delle mani in atteggiamento o movenze che ricordano appunto l’animale di appartenenza. Nei prossimi articoli cercheremo di approfondire uno ad uno le varie configurazioni che possono assumere le mani nel determinato stile. Fu zhua, L’artiglio della tigre. Speso conosciuto con la trascrizione Fu jow, l’artiglio a zampa di tigre è caratteristico del Fu Xing Quan, pugilato della forma della tigre, nonché presente in altri stili quali l’Hung Gar, il Choy Lee Fut, ecc. L’artiglio di tigre si forma flettendo le cinque dita in avanti senza chiuderle a pugno, e mantenendo una tensione costante. Il Fu zhua è una tecnica che consente di colpire, afferrare e strappare. I bersagli primordiali sono le parti molli del corpo come ad esempio il collo o l’inguine, o grandi fasce muscolari come il pettorale o il dorsale. Come è da supporre solo una mano allenata con tempo e pazienza è in grado di imprimere la vera potenza del fu zhua, offrendo un arma terribile se usata nel modo giusto. Continua… Le Forme Complementari Parte 2 - Ottobre 2009 (torna su) Nell’attuale programma tecnico del Ta Fang Tai Chi Chuan le forme complementari vengono introdotte fin dal secondo anno di pratica insieme allo studio dei secondi quattro BaMen. Lo studio delle applicazioni “classiche” dovrebbe essere introdotto quando lo studente ha raggiunto un livello tecnico/esecutivo di media qualità in modo da poter aiutare alla migliore comprensione delle tecniche. Sarebbe inutile e talvolta controproducente per i principianti di secondo anno addentrare troppo nelle applicazioni tecniche senza un minimo di controllo e conoscenza della meccanica del movimento. Oltre alle applicazioni più conosciute e più immediate (dal punto di vista intuitivo) delle forme complementari è possibile studiare delle variazioni delle stesse, talvolta molto evidenti le quali possono dare ottimi spunti tecnici per capire quanto la pratica marziale del tai Chi Chuan possa essere efficace. Nella pratica con le armi è possibile inoltre individuare molte delle tecniche complementari fin dallo studio del Ventaglio dove svariate volte possiamo trovare la forma “Drago che emette la perla” o “Gru che spiega le Ali”. Le uniche differenze tecniche che troveremo durante l’esecuzione delle forme complementari all’interno dei taolu con le armi saranno appunto le armi stesse, del resto l’esecuzione tecnica rimarrà la stessa a quella fatta a mani nude. Ta Fang Tao - Bing Qi, le Armi Tradizionali (torna su) Una pratica comune a quasi tutti gli stili di kung fu tradizionale è lo studio delle armi, gli stili di kung fu hanno sviluppato svariate tecniche a mani nude, ma non hanno tralasciato l’utilizzo delle antiche armi, tramandate attraverso la pratica dei taolu. Nel nostro stile, ad esempio, lo studio delle armi tradizionali viene fatto in parallelo a quello delle tecniche a mano nude, partendo con le due armi di base: la Sciabola o Dao e il bastone medio o Gun. Attraverso queste due armi lo studente impara i fondamentali nell’utilizzo delle armi da taglio e di quelle a percussione, nonché inizia a prendere confidenza con le rispettive distanze da combattimento armato: distanza corta per la sciabola e lunga per il bastone. Sciabola e bastone sono considerate, in molti stili di kungfu, le fondamenta del combattimento armato, esse consentono quindi di poter generare solide fondamenta sulle quali studiare tecniche e armi più complesse come ad esempio la Jian, o spada dritta a doppio taglio o la lancia o Qiang. Nel Ta Fang Tao Kung Fu è inoltre possibile studiare altre armi tradizionali quali: il ventaglio, il bastone snodato a due e tre sezioni, l’allabarda, i coltelli farfalla, ecc le quali però sono sviluppate in misura minore rispetto alle prime quattro armi base (sciabola, bastone, spada e lancia). Una volta che lo studente ha acquisito una certa conoscenza sulle varie tipologie di armi, potrà specializzarsi nell’utilizzo di una, massimo due (un arma lunga ed una corta) in questo modo, prima di scegliere quale arma far diventare “propria” lo studente avrà avuto modo di assaggiare una piccola introduzione sulle varie armi tradizionali del Ta Fang Tao Kung Fu. Ta Fang Tao - Le Forme Complementari del Tai Chi (torna su) Il programma tecnico per il Ta Fang Tai Chi Chuan prevede lo studio oltre alle tredici tecniche o forme classiche del tai chi, un piccolo gruppo di tecniche che ho raggruppato sotto il nome di forme complementari, le quali cercheremo di esporre in questo articolo. Perché forme complementari? Queste tecniche, forme singole, hanno lo scopo di supportare le tredici tecniche, dando un ulteriore bagaglio tecnico che spesso nelle tredici forme sono solo intuibili, ma non vengono allenate direttamente con la pratica delle tredici tecniche. Possiamo distinguere due tipologie di forme complementari: le forme di passaggio e le forme attive. Le prime aiutano a meglio comprendere l’esecuzione tecnica dei TaoLu e degli esercizi presenti nella pratica del Ta Fang Tai Chi, esempio di queste forme sono: forma di apertura, forma suonare il flauto, forma a palla e la forma di chiusura. Le forme attive, invece, rappresentano l’evoluzione dei principi studiati all’interno dei BaMen, esse hanno lo scopo di sviluppare ulteriormente le tecniche d’attacco fornendo un arsenale tecnico molto più vario che va dalle tecniche di pugno a quelle di calcio vero e proprio. Esempi delle forme attive possono essere: forma drago che emette la perla, forma doppio colpo di pugno, forma gru che spiega le ali, ecc. Ta Fang Tao - Le Cinture Colorate - Giugno 2009 (torna su) Non molto tempo fa ritenevo l’uso delle cinture non utile ai fini dello studio delle arti marziali, questo modo di concepire il “grado” o “livello” del praticante era in contrasto con l’immagine di me stesso nei tempi in cui mi allenavo sotto la direzione del mio Maestro. Come già esposto nell’articolo precedente finché il rapporto studente – maestro è diretto il metodo d’insegnamento “tradizionale” ha sicuramente il vantaggio di generare in poco tempo dei praticanti abbastanza esperti nelle proprie discipline, ma quando la scuola apre le porte ad un pubblico maggiore, e cerca di portare ai più i benefici della pratica marziale, arriva inevitabilmente il punto in cui è necessario stabilire un ordine sia nell’insegnamento stesso che tra i vari praticanti, ecco perchè ora credo sia utile pensare all’uso delle cinture colorate come mezzo per identificare la propria fase di apprendimento, stabilendo un ordine nel tramandare le tecniche marziali in modo più o meno standardizzato. Le cinture colorate hanno quindi il compito di assegnare ad ogni singolo studente uno status all’interno della propria famiglia marziale, in base al quale lo studente potrà allenarsi e progredire in tranquillità concentrandosi in un unico programma tecnico-teorico per volta in modo da assimilarne pienamente i principi e le tecniche presenti. Ma come in ogni cosa, vi è sempre l’altra faccia della medaglia, per cui è possibile che il praticante possa essere rapito dal desiderio o brama di immagazzinare di più di ciò che può in una sua determinata fase di studio, ciò porta inevitabilmente alla decadenza e alla perdita del giusto spirito adatto allo studio: la pazienza. Un buon Praticante di arti marziali deve dimostrare di poter essere paziente accettando le decisioni del proprio maestro nel caso decidessi di non promuoverlo ad un “livello” superiore nella fase di studio. Molti studenti, pieni di egocentrismo, non accettano ciò dimostrando di non avere uno spirito umile. Persone simili potranno solo confondere i giusti propositi stabiliti attraverso l’introduzione dell’uso delle cinture colorate e i livelli di studio. Un altro pericolo dell’uso dei gradi (connesso in certa misura con quello precedente) è quello di assegnare alle cinture colorate un valore troppo elevato, più di quanto l’esperienza stessa possa determinare. Per tale motivo si dovrà far uso dell’organizzazione delle cinture colorate con la giusta misura. Ta Fang Tao - Necessità di un Programma Tecnico - Maggio2009 (torna su) Quando pensavo alle arti marziali l’idea delle cinture colorate e dei gradi non mi ha mai interessato, dato che la nostra scuola era fondata su un approccio molto più personalizzato. Eravamo in quattro ad allenarci con il Maestro Fong e a seconda delle nostre capacità lui ci insegnava il suo stile. L’unica cintura che abbia mai avuto è stata la cintura regalatami dal maestro stesso insieme alla “divisa” della nostra scuola. Essendo solo quattro studenti il maestro poteva seguirci con tutta comodità, inoltre il tempo dedicato alla pratica era di gran lunga maggiore, ad esempio, rispetto ai miei attuali studenti. Non dovevamo presentarci a nessuna federazione per fare passaggi di grado o simili e le uniche “gare” alle quali la nostra scuola partecipava erano dei piccoli incontri più o meno segreti tra le varie scuole riunite in piccole confederazioni, dove spesso si combatteva seguendo regole non sportive, ma più o meno “tradizionali” Ho sempre creduto quindi che stabilire un programma di studio non sia necessario, dato che un maestro conosce bene le capacità del proprio studente ed in base ad esse può aiutarlo a migliorare, ma questo è vero unicamente all’interno di una piccola cerchia in cui allievo e maestro condividono appieno la pratica dell’arte marziale… Ora ritrovandomi in una società diversa dal punto di vista etnico – culturale, molte delle mie convinzioni andavano a scontrarsi con quelle presenti nel territorio. Qui l’acceso alle palestre è aperto al pubblico e non vi è una naturale selezione dei propri studenti: per studiare una qualsiasi disciplina marziale basta pagare la retta mensile della palestra e anche se non si ha il fisico adatto ad una determinata disciplina ci viene insegnata lo stesso proprio perché il “cliente” crede di aver diritto ad imparare in base alla retta pagata. Spesso e volentieri i corsi sono pieni ed un insegnante si ritrova a seguire dieci, venti persone, ognuna con capacità ed età diverse, ognuna con convinzioni e preconcetti sulla disciplina praticata che spesso dovranno essere estirpate attraverso una dimostrazione pratica. In una situazione simile ci sono poche scelte da fare e stabilire un programma “fisso” sul quale concentrare il proprio lavoro di insegnamento diventa essenziale ai fini dell’organizzazione del corso stesso. Il programma tecnico che ho dovuto inserire all’interno del nostro stile rispecchia più o meno il metodo d’insegnamento utilizzato dal maestro Fong, cioè alternare tecniche semplici a tecniche più complesse, sia dal punto di vista dei vari TaoLu, sia da quello delle applicazioni e del combattimento vero e proprio. Sarà solo il tempo a darci ragione o meno. Ta Fang Tao - Allenamento ai Colpitori - Aprile 2009 (torna su) Il nostro sacco da allenamento era fatto di patate prese al mercato (e con quello che costavano le patate, era davvero un sacco molto costoso) ma era sicuramente un attrezzo di grande utilità. “colpisci! Finchè le patate non diventano polvere” era questo il moto con il quale il Maestro Fong ci incitava mentre ci allenavamo al sacco… Ora i tempi sono cambiati e le attrezzature per la pratica delle arti marziali sono a portata di mano e fatti in materiale e forma adatta alle varie esigenze, quanto è quindi importante l’allenamento ai colpitori in particolare? Una delle critiche portate alle arti marziali tradizionali è la mancanza di un allenamento pratico in approccio al combattimento, molti infatti credono che basta allenare i taolu, le forme, per imparare a eseguire le tecniche marziali ed infine per combattere. Con i taolu posiamo imparare una impostazione tecnica, eseguiamo una determinata parata o colpo seguendo l’impostazione appunto insegnata dal taolu, ma tale impostazione ha, e deve avere, delle modifiche pratiche quando si lavora l’applicazione con il proprio compagno, e tali modifiche diventano ancora più marcate quando si esegue il combattimento libero. Ora allenarsi ai colpitori ci permette di stabilire un bersaglio sul quale scaricare la nostra forza sviluppata nell’esecuzione tecnica, ci consente di allenare la coordinazione pratica allo studio del combattimento utilizzando combinazioni di colpi, così come i riflessi e la velocità di risposta. È interessante notare come speso i praticanti riescono a eseguire tecnicamente bene una determinata tecnica a vuoto, ad esempio un calcio circolare, ma se provano a eseguire questa tecnica mirando ad esempio ad una paletta da allenamento avranno delle difficoltà a raggiungere una certa altezza, a colpire con una determinata zona del piede, o a raggiungere in pieno il bersaglio. Spesso capita che lanciando lo steso calcio a dei colpitori quali i pao o al sacco steso, il praticante alle prime armi perda l’equilibrio, ma questo può succedere a chiunque non si sia mai allenato ai colpitori o almeno al sacco, lavorando unicamente sulle tecniche vuote eseguite nei vari taolu o forme. Quindi possiamo trovare nei colpitori dei validi compagni di allenamento, poiché se dovessimo praticare gli stesi colpi sul corpo di un nostro compagno, i rischi di infortunio aumenterebbero di molto Quindi non sarà mai possibile allenare le proprie tecniche nel massimo della loro forza e velocità addosso ad un nostro compagno, mentre ciò avviene con più facilità se i colpi vengono eseguiti sui vari colpitori. Dal taolu impariamo la tecnica, con le applicazioni controllate impariamo a leggere e decodificare il taolu, con i colpitori impariamo ad eseguire la tecnia avendo bersagli definiti (dalla forma e posizione del colpitore), il tutto per prepararci meglio alla pratica del combattimento libero. Eseguendo le forme non s’impara a combattere, allenandosi ai colpitori non s’impara a combattere… il combattimento lo si impara solo praticando il combattimento libero. Ta Fang Tao - Allenamento Fisico - Marzo 009 (torna su) La Pratica delle arti marziali non può essere fondata unicamente sullo studio della parte tecnica del proprio stile, dato che per poter eseguire le varie tecniche, i vari taolu o esercizi a coppia, il praticante ha bisogno di muoversi in un certo modo, e quindi il corpo deve essere portato ad avere delle caratteristiche fisiche in grado di “accompagnare” la tecnica marziale. Spesso nei miei corsi, noto come i nuovi studenti hanno poco interesse alla pratica dell’allenamento fisico, reputando la lezione come “troppo pesante” laddove si lavora per sviluppare degli attributi quali forza, potenza, flessibilità e coordinazione motoria, spesso anche chi arriva da altre discipline marziali è abituato unicamente a una leggera fase di riscaldamento per poi passare subito alla parte tecnica dello stile. Bisogna quindi spiegare a queste persone che: la tecnica da sola non porterà nessun vantaggio in caso dovessimo utilizzare le tecniche apprese, il corpo ha bisogno di essere preparato a sopportare la fase tecnica del proprio stile, per poi poter pensare ad una certa affidabilità tecnica. Una lezione tipo In breve cercherò di esporre a grandi linee come si svolge una lezione tipo per i principianti o comunque per chi si avvicina alla pratica del Ta Fang Tao Kung Fu Riscaldamento In linea generale è possibile eseguire questa fase dell’allenamento con una durata minima da cinque minuti fino a dieci o quindici da eseguire a seconda dei casi con le tipologie Riscaldamento specifico o Riscaldamento generico. Il Potenziamento Muscolare Dobbiamo tener presente che migliore è la condizione fisica e più vasta sarà la scelta di esercizi possibili da eseguire, nel caso però che alcuni praticanti presentino particolari problemi come ad esempio il mal di schiena, ecc, alcuni esercizi dovrebbero essere sostituiti o eliminati di completo dalla pratica, comunque in linea di massima si può considerare che lo sviluppo muscolare dovrà essere praticato seguendo almeno due principi fondamentali e cioè la forza di gravità e la simmetria di esecuzione. Con il principio di seguire la forza di gravità intendo concatenare i vari esercizi fisici in relazione a tre sezioni corporee ben definite, soprattutto se spesso la pratica viene fatta in piedi e cioè: Spalle/Braccia, Petto/Addominali/schiena e Gambe. Dividendo gli esercizi di potenziamento in queste tre zone ed eseguendo la pratica in base al principio di seguire la forza di gravità i praticanti non avranno grosse difficoltà a passare da un esercizio ad altro, dato che il sangue si muoverà in accordo ad una posizione e movimenti più o meno naturali, se dovessimo passare improvvisamente da un esercizio di potenziamento della zona spalle braccia, ad un esercizio della zona gambe o viceversa il praticante potrebbe subire qualche scompenso, o giramento di testa, ecc, dato che l’azione motoria richiamerebbe il sangue a spostarsi da zone fisiche lontane tra di loro, per tale motivo, soprattutto per i praticanti che non hanno una condizione fisica ideale di base sarebbe meglio seguire questo principio di allenamento. Per quanto riguarda la simmetria di esecuzione è un principio di allenamento che ci aiuta anche a migliorare la propria coordinazione motoria la quale è fondamentale nell’esecuzione tecnica delle arti marziali. La simmetria di esecuzione ci costringe a impostare i movimenti in una definizione più o meno esatta ottenendo uno sviluppo fisico equilibrato e non sproporzionato o goffo. L’ultima fase dell’allenamento dovrebbe essere quella dello stretching e/o recupero e deve essere in proporzione al tempo dedicato allo sviluppo del potenziamento fisico. Nella pratica delle arti marziali è importante riuscire ad avere un corpo flessibile il quale ci consente di aumentare le nostre prestazioni tecniche e facilitare quindi l’apprendimento delle varie tecniche, poiché solo un corpo flessibile e malleabile può adattarsi alle varie “posizioni” richieste durante lo studio delle arti marziali. A seconda delle capacità fisiche della persona ed in base alla loro conoscenza e percezione del proprio corpo si potrà di volta in volta eseguire degli esercizi di stretching a varia difficoltà. È quindi importante poter stabilire una lezione generica in cui i vari partecipanti possano allenarsi insieme, così come è altrettanto importante poter individuare degli esercizi adatti alle capacità delle singole persone stabilendo un allenamento più approfondito in modo da favorire un aumento progressivo della flessibilità nei limiti del possibile. Finita la fase dell’allenamento fisico si potrà quindi passare allo studio tecnico dello stile praticato. Ta Fang Tao - Lo Studio delle Forme Tradizionali - Febbraio 2009 (torna su) Delle varie metodologie di allenamento e studio tradizionali nelle arti marziali, la pratica delle forme è un attività che accomuna le varie discipline orientali del combattimento, ed il Ta Fang Tao non è di meno. Il TaoLu o danza marziale, dal punto di vista nettamente fisico, viene inteso come un ottimo allenamento cardiovascolare, rispettando ovviamente i canoni tecnici di velocità, ritmo e potenza espressiva: Durante l’esecuzione dei taolu, si eseguono tecniche concatenate, salti, veloci acovaciamenti, ecc tutte attività che messe insieme mettono sotto grande sforzo le nostre capacità atletiche spingendoci a migliorarci sempre di più. Un ulteriore difficoltà viene aggiunta insieme a quella dell’arma da studiare, poiché ogni taolu con arma aggiunge un peso diverso, una lunghezza e tempistica totalmente opposta da arma ad arma. Questo ovviamente è valido soprattutto per gli stili esterni di kungfu, mentre queli interni come ad esempio il Tai Chi Chuan hanno bisogno di altri parametri nell’esecuzione dei taolu. Possiamo quindi vedere e capire come la pratica delle forme tradizionali sia di grande importanza per la crescita marziale del praticante, esse sono un libro aperto dal quale attingere le varie tecniche ed imparare a metterle insieme attraverso la concatenazione. Dalla pratica dei taolu fuoriesce anche lo studio degli spostamenti fondamentali dello stile, avanzare, arretrare, evadere a destra e sinistra, ruotare su se stessi, ecc tutti modi di agire ai quali verranno abbinate le tecniche specifiche di calcio o pugno. Rispettando le traiettorie e la velocità specifica per ogni TaoLu, impariamo a provocare il maggior danno possibile con il minimo sforzo, qualità quest’ultima da non sottovalutare. Maggiore sarà la pulizia tecnica nell’esecuzione dei TaoLu e molto più facile diverrà lo studio delle applicazioni in combattimento, sia a mani nude o con le armi. A differenza degli stili esterni, nettamente più fisici, gli stili interni cinesi, adoperano un moto diverso e quindi strategie e tattiche diverse, non solo nell’applicazione, ma soprattutto già dall’allenamento dei fondamentali, con le loro forme di base. Durante la pratica di una forma di TF Tai Chi Chuan, ad esempio, dovremmo tener conto dell’assetto posturale della schiena, il rilassamento delle spalle e l’imprimere al movimento del corpo un ritmo costante e fluido in grado di far scaturire le varie sequenze tecniche in modo naturale. Spesso durante la pratica diciamo che lo scopo del Tai Chi Chuan è quello di perdere… perdere la rigidità, perdere l’aspettativa, e quindi lasciare da parte i propri giudizi riguardo la riuscita dell’allenamento. Questo allenarsi alla perdita favorisce quindi un certo stato di concentrazione in grado di aiutare a coordinare il movimento del corpo a quello del respiro, sviluppando il potenziale d’azione. E’ proprio tramite l’allenamento delle forme che il praticante di Tai Chi Chuan impara quindi a perdere il superfluo, acquistando le qualità proprie dello stile. La pratica delle forme con le armi proprie del TF Tai Chi Chuan, dovrebbe essere fatta a livelli avanzati, l’arma infatti è un ulteriore peso, all’estremità degli arti il che spesso provoca una variazione nell’impostazione del peso corporeo, il quale per compensare irrigidisce naturalmente i muscoli appartenenti al cingolo scapolo omerale, così facendo il ritmo dell’esecuzione spesso viene alterato, soprattutto se il praticante non ha ancora molta esperienza nel mantenere i principi propri del Tai Chi Chuan. Al giorno d’oggi la pratica delle forme è un fattore quotidiano all’interno dei vari Kwoon o scuole marziali, quindi in un certo senso lo studente che si scrive in palestra spesso viene confuso dall’idea che maggiore sarà il numero di forme imparate e migliore sarà la sua capacità in combattimento, questa deduzione è deve essere ritenuta del tutto fuorviante, soprattutto per i novelli principianti, i quali finirebbero per fare solo della ginnastica e del collezionismo senza capire pienamente il senso stretto di ogni TaoLu. Un tempo i maestri insegnavano i taolu di stile unicamente ai loro discepoli, e solo quando li ritenevano in grado di andare per la loro strada, un po’ come se a qualcuno alla fine dei propri studi gli si regala un manuale di studio- ricordo, di ciò che ha imparato, in modo tale da poter tramandare le tecniche ai posteri, proprio per questo motivo conoscere tutti i TaoLu di una scuola (avendo anche i libri di stile) significava essere il vero successore di tale scuola marziale, oggi come oggi pochi maestri sarebbero disposti ad insegnare la vecchia via utilizzando un metodo simile; i tempi sono cambiati, la mentalità e diversa e molto più spesso di quanto si crede non si dà il giusto valore a tecniche e metodologie considerate ormai superate. Infine vorrei ricordare i nostri lettori che l’unico modo per studiare, capire e assimilare correttamente le tecniche marziali presenti in un TaoLu è quello di essere guidati dal proprio maestro, per tale motivo dedichiamo minor tempo a sfogliare libri o visualizzare video tecnici e dedichiamolo di più a seguire i consigli del nostro proprio insegnante, sicuramente i nostri progressi saranno maggiori. Ta Fang Tao - Il Bastone nel Ta Fang Tao - Gennaio 2009 (torna su) Di tutte le armi presenti all’interno del programma del Ta Fang Tao, il bastone è, e deve essere, la prima arma ad essere studiata, dato le qualità “standard” per la pratica della gran parte delle armi lunghe. Nel Ta Fang Tao vengono studiati sotto la dicitura “arte del bastone” quattro tipologie diversi di bastoni i quali sono: -Bastone SiFan -Doppi Bastoni Corti -Bastone Medio -Bastone Lungo Il Bastone SiFan E’ un piccolo bastone che non supera i quindici centimetri di lunghezza, con un diametro intorno a 1 – 1,5 centimetri. Il bastone SiFan è un arma versatile da utilizzare a distanza ravvicinata, esso viene racchiuso all’interno del pugno lasciando fuoriuscire appena le sue due estremità (una a punta e l’altra rotonda o piatta) ed il suo uso viene spesso associato allo stimolo dei punti di pressione appartenenti al Dim Shue (Dim Mak). L’uso del bastone SiFan non viene fatto quasi mai a coppia, poiché si rende necessaria l’altra mano libera in modo da controllare gli arti dell’avversario per poter colpire . Doppi Bastoni Corti Spesso si crede che l’utilizzo di questi bastoni sia legato unicamente alla tradizione del kali filippino, tale idea è totalmente erronea dato che , come arma, il bastone è presente in tutte le culture, e molte tecniche presenti in luoghi completamente diversi possono assomigliarsi molto o addirittura risultare uguali. I doppi bastoni non devono superare i sessanta centimetri di lunghezza, con un diametro intorno ai due centimetri, essi consentono uno sviluppo di attacco e difesa simultanei e richiedono una grande capacità di coordinazione, tra i due emisferi cerebrali. Il vantaggio dei doppi bastoni è quello di avere appunto due armi da utilizzare allo stesso momento e con le stesse potenzialità, il loro punto debole si trova però legato anche al suo vantaggio, dato che essendo due armi, il praticante risulterà “più lento” in attacco ed in difesa a differenza di chi utilizzerà un'unica arma per volta (soprattutto se l’antagonista utilizza solo un bastone corto). Bastone Medio La sua lunghezza si trova intorno ai 150- 160 centimetri per un diametro di 1 – 1,5 centimetri. Con il bastone medio è possibile iniziare lo studio di tecniche a lungo raggio e a doppia o singola testa. Spesso è conveniente che il bastone medio sia rigido, a differenza del Bastone lungo, il quale avrà la qualità di essere maggiormente flessibile. E’ proprio con il bastone medio che si inizia lo studio delle vere e proprie tecniche per le armi lunghe, essendo la base sulle quali tutte le tecniche di bastone lungo, lancia, alabarda, ecc verranno fondate. Bastone Lungo L’uso di questa arma dipende molto anche dal grado di flessibilità e coordinazione della schiena insieme alle estremità del corpo, consentendo di arrivare là dove le gambe e le braccia non possono giungere. Il bastone Lungo sviluppa tutta la sua potenza distruttiva eseguendo traiettorie circolari, per tali motivi la presenza dei fendenti risulta in quantità maggiore rispetto a quella degli affondi. La sua lunghezza supera sempre i due metri ed il diametro si trova in torno agli 1,5 centimetri. Ta Fang Tao - Fu Kune, Tecniche di Calcio - Dicembre 2008 (torna su) Come ormai apparirà chiaro ai nostri lettori, le tecniche della Fu Kune, o più correttamente Ta Fang Fu Xing Quan, sono incentrate su uno studio che predilige le tecniche marziali degli arti superiori e in misura assai più ristretta quelle degli arti inferiori. L’impostazione classica del settore fu xing quan, indica lo sviluppo tecnico in una percentuale del 70% corrispondente allo studio delle tecniche con le braccia o comunque la parte superiore del corpo (palmi, pugni, avambracci, gomiti, spalle e testa), mentre il restante 30% delle tecniche di combattimento contemplano l’uso delle gambe. Con questo articolo cercherò quindi di dare spazio a quella ristretta percentuale, la quale spesso viene sottovalutata proprio in misura del ristretto numero di tecniche in essa compresse. Incominciamo col dire che poco non vuol dire limitato o inefficiente, anzi, spesso e volentieri minori sono il numero di tecniche apprese e assimilate e migliore sarà la prestazione durante un confronto vero e proprio, fare dello studio una semplice collezione di tecniche, forme e/o stili non conduce da nessuna parte se non alla confusione e al disordine. Su questa linea di pensiero, possiamo dire che le poche tecniche di calcio presenti all’interno della Fu Kune, non sono un limite imposto, ma bensì un vantaggio ricercato: “pochi ma buoni” si tende a dire con facilità, ma ciò puo’ essere verificato solo quanto queste tecniche vengono assimilate in modo corretto, il che richiede alcune caratteristiche fondamentali quali: un certo grado di flessibilità e coordinazione. La flessibilità richiesta nella Fu Kune non è quella di fare la spaccata o simili, ma quella di dare la possibilità al praticante di muoversi con più scioltezza e tranquillità. Muoversi non solo nel senso di spostamento da una posizione ad un'altra, ma soprattutto nel senso di movimento sciolto e leggero delle gambe quando vengono utilizzate durante un calcio o simile. La Coordinazione viene data dal fatto di poter agire contemporaneamente, utilizzando sia le mani che i piedi allo stesso tempo per colpire o difendersi da un attacco avversario, così come utilizzare il complesso lavoro dei piedi durante lo spostamento per portarsi in una posizione di vantaggio rispetto a quella del nostro antagonista. Quando si è acquisito un certo grado di flessibilità e coordinazione è possibile incominciare il vero e proprio studio delle tecniche di calcio della Fu Kune. La prima cosa da tenere in mente è che un buon calcio parte sempre da una buona posizione, quindi dobbiamo correggere e assumere una giusta posizione in grado di permettere il fluire delle tecniche di calcio quando necessario, senza intervenire con la capacità di spostarsi liberamente. In Allenamento utilizzeremo quindi la posizione della prima guardia della Fu Kune, comprendente in una posizione chiamata Xu Bu, o posizione del passo vuoto, e sarà proprio da questa posizione che tutte le nostre varie tecniche di calcio prenderanno l’avvio. La prima posizione di guardia della Fu Kune, consente di nascondere la parte frontale del tronco all’interno delle braccia, avendo la schiena leggermente curva in avanti, in questo modo, proprio come una tigre che mostra gli artigli, il praticante sarà in guardia con le sue tre armi fondamentali, cioè i due Fu Zhua (artigli della tigre) e la gamba avanzata. Per i praticanti che incominciano da poco lo studio delle tecniche di calcio, si rende necessario dover allenarsi mantenendo una posizione stabile e ferma, senza aggiungere i vari spostamenti, solo in un momento successivo, quando si ha padronanza della varie tecniche di spostamento, potremmo iniziare ad allenare le varie tecniche di calcio anche attraverso gli spostamenti e i cambi di direzione propri della Fu Kune. Calciare in alto per colpire in Basso. Questa frase riassume bene il metodo di studio e allenamento della Fu Kune, spesso e volentieri, per riscaldare le gambe e comunque per mantenere un certo grado di flessibilità lo studente dovrà allenarsi ai calci alti, in modo da sforzare il più possibile la tecnica stessa. In combattimento però la totalità delle tecniche di calcio della Fu Kune non superano mai l’altezza del bacino dell’avversario. Allenarsi a colpire in alto con i piedi vuol dire aggiungere maggiori difficoltà alla tecnica stessa ad esempio: nel senso di equilibrio, perché la gamba resta per maggiore tempo distaccata da terra e il nostro equilibrio dipende unicamente dalla gamba di appoggio. Velocità di azione e ricupero della gamba, dato che maggiore sarà la distanza da percorrere, la velocità di esecuzione dovrà essere aumentata per poter dare al calcio qualche provabilità di raggiungere un bersaglio alto, senza che l’avversario se ne accorga in tempo per attuare una controffensiva, ecc. Infine possiamo dire che benché il bagaglio tecnico della Fu Kune sia incentrato sullo sviluppo del Fu Zhua e quindi delle braccia, le tecniche di gamba sono altrettanto importanti e vanno allenate in uguale misura, se non maggiore, per poter completare il sistema e avere un repertorio tecnico che nulla ha da invidiare ad altri stili marziali dove le gambe si muovono di più. Nei prossimi articoli cercherò di approfondire ulteriormente questo settore. Ta Fang Tao - Hok Kune, la Forma della Gru - Novembre 2008 (torna su) La forma della gru è la seconda tecnica ad essere studiata all’interno del programma del Ta Fang Wu Xing Quan una delle tre branche di cui è composto il Ta Fang Tao Kung Fu. A differenza della sua predecessora, la Fu Kune, la forma della gru predilige movimenti in espansione, circolari e concatenati, quasi fossero appunto il battito delle ali di una gru in volo. Con il programma attuale, Hok Kune viene insegnata attraverso una forma base e un esercizio contenente le tecniche fondamentali di braccia, chiamato “l’ombra della gru”, in questo esercizio si può scorgere come alcuni principi presenti nella Hok Kune siano simili se non uguali a quelli presenti nella branca Ta Fang Ving Chung, non a caso quest’ultima non è altro che l’unione delle tecniche della Hok Kune e della She Kune (forma del serpente). Movimenti scattanti e rettilinei si fondono a movimenti a traiettoria circolare, l’uso della mano a forma di Becco di Gru (in altri stili conosciuto anche come la zampa della gru) e la particolare posizione di guardia a polsi incrociati (l’ombra della gru, appunto) sono una caratteristica propria ed unica della Hok Kune. La forma di base insegnata nella S.T.A.M. per il programma tecnico della Hok Kune mostra svariate tecniche, soprattutto di braccia (90% di tutta la forma) in cui si susseguono parate, agganci e contro colpi concatenati, in un continuo movimento che prevede cambiamenti imprevisti delle posizioni (si passa da posizioni alte a posizioni basse in un batter d’occhio) il tutto ad un ritmo serrato e ben definito dove ogni tecnica dimostra velocità, esplosività e potenza. Le tecniche di gambe presenti nella forma base, anche se in misura minore rispetto alle braccia non rappresentano certo tutto il programma di calci e spazzate presente all’interno della Hok Kune, in questa forma possono vedersi solo alcuni tipi di calcio come quello laterale, il calcio a stella, la spazzata circolare a terra, il calcio a coda di tigre, il calcio frontale e quello a spazzata finale, questi sei calci anche se eseguiti mantenendo il contatto a terra (ad eccezione del calcio a stella) rappresentano le tecniche di gamba fondamentali per la Hok Kune, nelle forme intermedie ed avanzate si potrà infatti studiare i vari tipi di calcio in volo, singoli o concatenati, i quali non solo richiedono una buona dose di senso dell’equilibrio, ma anche e soprattutto una corretta impostazione dei vari piani del corpo, una spiccata coordinazione e flessibilità a livello coxofemorale per poter eseguire correttamente i vari tipi di calcio presenti nel programma della Hok Kune. La forma della gru appare quindi elegante e ben equilibrata, il praticante che decide di specializzarsi nella Hok Kune dovrà tener conto di alcune caratteristiche, poiché come le altre forme appartenenti al Ta Fang Wu Xing Quan, richiede alcune qualità fisiche indispensabili per un corretto sviluppo tecnico, come direbbe il Maestro Fong: “il Kung Fu non è per tutti” Hok Kune richiede un fisico asciutto e una costituzione fisica “magra”, a differenza della forma della tigre dove è la forza muscolare a contare, nella Hok Kune è importante la scioltezza e flessibilità, in particolar modo delle anche e delle gambe. Le tecniche in espansione e a largo raggio d’azione danno vantaggio a chi ha una alta statura, ma ciò implica anche una certa difficoltà nelle tecniche dove l’equilibrio e la coordinazione in volo saranno necessarie, quindi Hok Kune sviluppa la sua piena potenzialità in persone con costituzione Media – Bassa, visto che per loro l’equilibrio sarà migliore rispetto a chi ha braccia e gambe più lunghe. Ovviamente queste caratteristiche fisiche non vogliono frenare l’impulso ad apprendere a chi non rientra in queste “misure”, anzi esse devono essere l’incentivo ad allenarsi ancora di più rispetto ai compagni più avvantaggiati, solo chi si allena costantemente e in modo corretto potrà avere piena supremazia nella sua tecnica, è ovvio che chi possiede queste caratteristiche fisiche sia avvantaggiato, ma ciò non toglie la possibilità a chi non ne ha di praticare ed imparare, certo magari la pratica sarà più difficile e più lunga rispetto ad altri, ma anche questo è Kung Fu, duro lavoro. Ta Fang Chi Kung - I Cinque Esercizi Fondamentali - Ottobre 2008 (torna su) I movimenti ginnici del Ta Fang Chi Kung vengono introdotti attraverso una piccola serie di esercizi chiamati Cinque esercizi fondamentali, con i quali il praticante inizia a svegliare il proprio corpo introducendolo alla ginnastica “morbida” taoista. Questi cinque esercizi fondamentali, lavorano uno sviluppo energetico che parte dal centro del corpo verso la periferia dello stesso, utilizzando movimenti lenti, abbinati ad una corretta esecuzione del respiro del cielo posteriore o respirazione del basso ventre. Lo scopo di questi primi cinque esercizi è quello di allungare la schiena, imparare a rilassare il corpo, imparare a ri-equilibrare il corpo attraverso le corrette posizioni di ognuno degli esercizi, e insegnare la coordinazione tra il movimento del corpo e quello del respiro stesso. Sequenza di studio I cinque esercizi fondamentali del Ta Fang Chi Kung vengono eseguiti in serie da tre, ossia si contano i cicli di respirazione (un ciclo di respirazione = inspirazione – trattenzione del respiro – espirazione – pausa), tre appunto per ogni esercizio, prima di passare al successivo, in questo modo il principiante dovrebbe eseguire tutta la sequenza tecnica tenendo in mente sempre i vari cicli completi di respirazione. Man Mano che si prende confidenza con la tecnica di esecuzione il praticante dovrebbe iniziare a utilizzare i vari metodi di visualizzazione e indicizzazione dell’energia interna in modo da iniziare a incanalare questa energia attraverso tutti i vari meridiani. La pratica di questi cinque esercizi, anche se possono apparire del tutto semplici e noiosi, sono di vitale importanza per poter inserire man mano gli altri esercizi singoli del Ta Fang Chi Kung, nonché le altre serie di esercizi avanzati. Breve descrizione dei Cinque esercizi fondamentali del Ta Fang Chi Kung Sostenere il cielo, questo esercizio serve per l’allungamento in modo lento e continuo della schiena, la respirazione addominale viene eseguita in completa sincronizzazione con il movimento delle braccia che sollevandosi sopra la testa, è il primo esercizio di Ta Fang Chi Kung. Flettere ad arco, simile all’esercizio precedente, anche questo aiuta a distendere la schiena, flettendola lateralmente a destra e sinistra. Questo esercizio ha bisogno di molta attenzione durante l’esecuzione poiché è molto facile ruotare o inclinare la schiena su piani diversi, diminuendo i benefici che può fornire, per questo motivo la supervisione di un insegnante è sempre consigliata. Raccogliere i diamanti, è il terzo esercizio di Ta Fang Chi Kung, anche questo come gli altri due lavora sull’allungamento della schiena e il rilassamento delle spalle, le braccia, il collo e la testa, ma consente anche di allungare le gambe eseguendo un valido esercizio di stretching, da ricordare durante l’esecuzione di questo esercizio che tutto il movimento che concerne l’inspirazione deve essere eseguito a pari velocità con i movimenti che seguono l’espirazione. Il quarto esercizio del Ta Fang Chi Kung è conosciuto sotto diversi nomi quali: “Cerchio d’oro, Bere il vino immortale, Posizione del sole” questo esercizio può essere eseguito insieme al suo precedente formando un unico movimento, come gli altri esercizi del chi kung anche questo lavora sulla flessibilità della schiena. Tendere ad arco è l’ultimo esercizio di questa serie, e unisce in se stesso l’alternanza del duro e del morbido, di per sé la posizione del MaBu aiuta a irrobustire le gambe e a fornire maggior radicamento, durante l’inspirazione ogni singolo movimento verrà fatto lentamente ma in modo rilassato, mentre durante l’espirazione il praticante dovrebbe riuscire a contrarre tutti i muscoli del corpo, scatenando una potenza unica e senza lasciare un muscolo “sciolto”, anche durante l’espirazione la velocità di esecuzione sarà assai lenta in modo da favorire l’attivazione di una maggior quantità di fibre muscolari. La posizione finale di tendere ad arco ricorda quella di un arciere a cavallo, il quale appunto tende il proprio arco pronto a scagliare la freccia al momento giusto. Questi sono i primi cinque esercizi, i quali possono essere eseguiti in un'unica serie, come descritto sopra o singolarmente, concentrando l’attenzione in ognuno di essi, magari per svariati cicli di respirazione, ed è proprio quest’ultima a essere una delle componenti fondamentali di questi cinque esercizi, senza di essa, stiamo solo eseguendo un movimento ginnico privo di significato a livello energetico/spirituale, per tale motivo la supervisione di un istruttore in grado di guidare il proprio studente si rende necessaria. Ta Fang Chi Kung - Settembre 2008 (torna su) Nelle arti marziali tradizionali, vi è spesso la concezione di energia vitale sia che venga chiamata con il nome giapponese di Ki o con il nome cinese di Chi / Qi, questi termini sono giunti a noi per tentare di spiegare non solo sensazioni, ma anche vere e proprie capacità acquisibili attraverso una pratica continua. Il Chi, o energia, può essere tradotto più semplicemente come soffio vitale, cioè come l’energia contenuta all’interno di una moderna batteria: quando si è giovani l’energia è sempre in aumento, man mano che passano gli anni, grazie allo sforzo fisico, alle cattive abitudini nel mangiare, allo stress vissuto nelle nostre città, ecc questa energia viene consumata, indebolendo l’individuo, il quale entra in condizioni di acquisire più facilmente delle malattie e subire degli scompensi agli organi più importanti del proprio corpo, una volta che l’energia vitale di ogni individuo si esaurisce completamente, sopraggiunge quindi la morte. Il Chi Kung, come dal suo nome, è la disciplina che lavora sul soffio o respiro vitale, in modo da mantenere e aumentare le risorse di questa energia, così importante per il nostro organismo. E’ comune l’idea che il chi kung sia solo ed esclusivamente un insieme di esercizi di respirazione, cosa non solo errata ma del tutto fuorviante, per chi ha intenzioni serie di imparare una disciplina come il chi kung, infatti il lavoro sull’energia puo’ avvenire attraverso vari approcci, non solo quelli delle tecniche di respirazione, l’uomo assorbe il chi dal cibo, lo ricupera dal sonno e dal riposo, lo fa muovere attraverso l’attività ginnica, ecc tutte queste attività, se eseguite in base ai principi del Chi Kung, sono appunto delle Vere e proprie tecniche di Chi Kung, utili alla conservazione, creazione e immagazzinamento dell’energia vitale. Il Ta Fang Chi Kung è una piccola branca del metodo Ta Fang tao, nella quale il Celeste Maestro Liu Xi Fong aveva organizzato diverse metodologie per la pratica del chi Kung, Il ta Fang Chi Kung può essere diviso in due grandi gruppi:
In seguito una breve descrizione dei due gruppi del Ta Fang Chi Kung Chi Kung Fisico Comprende i vari metodi e principi che lavorano utilizzando la fisicità del proprio corpo, essi possono essere sia gli esercizi più semplici di respirazione, come complessi sistemi e gruppi di esercizi ginnici atti a sviluppare un certo grado di efficienza motoria, al di là dell’età del singolo praticante. Non solo, il Chi Kung Fisico contiene anche diversi accorgimenti e norme riguardo le più svariate abitudini che si formano nella vita comune, in modo da ri-educare l’organismo ad un più sano modo di dispendio dell’energie. A questo punto risulterà utile ricordare come esempio i principi del Ta Fang Chi Kung applicati alla dieta, al riposo o alla frequenza dei rapporti sessuali e delle varie emissioni di fluidi vitali dal corpo. Il Ta Fang Chi Kung, cerca quindi di far lavorare, ri-educare e avvantaggiare il corpo, in modo sano e costruttivo, cosicché il praticante ne ottenga vantaggio nel minor tempo e con le maggiori possibilità di riuscita, per fare tutto ciò è ovviamente indispensabile essere seguiti totalmente dal proprio insegnante, e comunicargli eventuali problemi e/o difficoltà riscontrate durante la pratica. Gli esercizi nettamente fisici del Ta Fang Chi Kung, possono essere divisi a loro volta in esercizi a basso impatto fisico ed esercizi ad alto impatto fisico, i primi sono adatti a tutte le persone in qualunque situazione, da chi soffre una malattia cronica ed è impossibilitato di muoversi liberamente, a chi è in maggior salute ed in grado di effettuare svariati sforzi fisici. Gli esercizi ad alto impatto fisico sono consigliati unicamente quelle persone che Sono in ottimali condizioni fisiche, da evitarli invece se queste condizioni non sono favorevoli. Chi Kung Mentale Con questo termine s’intende le varie pratiche di concentrazione, visualizzazione e incanalamento dell’energia. Per fare tutto ciò l’adepto deve conoscere perfettamente la tecnica fisica, e solo in un secondo momento potrà aggiungere anche il fattore mentale per portare la propria pratica al limite massimo raggiungibile. Queste pratiche hanno bisogno di ancora più pazienza e dedizione, qualità queste ultime che solo pochi riescono dimostrare. |
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